Loser

La snob loves berlin


Complice una città deserta, il caldo, amici teenager che si perdono nel fine settimana o che sono già perse in qualche cocktail da spiaggia, ho trovato chi mi farà compagnia durante questa estate tutta asfalto e aria condizionata: le Olimpiadi. Per quanto non ami tutto questo nazionalismo a reti unificate, scandali doping, nuove facce atletiche da social che a fine Settembre torneranno nell’ombra del dimenticatoio, è innegabile il fascino della gara olimpica, soprattutto il fascino dei perdenti. Così, inebetita e accaldata, mi sono ritrovata a guardare in una Domenica sera magicamente silenziosa le ragazze dei tuffi, quelle che in 4 secondi di sospensione si giocano anni di rinunce, sacrifici, chilometri macinati per raggiungere allenatori e compagni di vita. Tutti i giorni per anni.

Nomade in solitaria

La snob around the world

Articolo pubblicato su “Donne che emigrano all’estero” il 7/03/2016.

Inevitabilmente negli ultimi due mesi questa domanda mi é stata posta numerose volte: “ma tu viaggi da sola?”, con l’indice puntato verso l’alto per segnalare il numero uno.

Chiunque me l’ha fatto notare, dall’autista indonesiano alla cuoca thailandese, meravigliati dal vedermi di fronte a loro, sorridente e abbronzata, con il mio zainetto da sette chilogrammi, ma inspiegabilmente da sola. Nel linguaggio moderno ci chiamano solo traveller, tanto per dare un’etichetta e con il fine ultimo di analizzare i nostri consumi.

Nomade con Madé

Non so per quale motivo ma i viaggi più lunghi della mia vita li ho sempre fatti in compagnia della più insopportabile, testarda, paranoica persona che potessi mai incontrare: me stessa. Vi dirò di più, potete considerarmi anche una solo expat. Tutti i miei espatri e i miei viaggi a lungo termine in giro per il mondo sono iniziati con un’unica protagonista: la sottoscritta. Ebbene signori, non affrettate il giudizio per favore: mi sposto da sola ma io sola non lo sono mai stata. Non sono un’ asociale, ho condiviso camere d’albergo e appartamenti con gruppi d’amici e coinquilini di ogni nazionalità, divertendomi fino allo sfinimento ma mettiamola così, mi piace agire in solitaria. La libertà di improvvisazione, il silenzio delle attese, la percezione di fermarsi per ascoltarsi, la voglia e la pazienza di ascoltare gli altri. Quando si viaggia da sole, quando ci sposta da soli i sensi lavorano il doppio e non perché i rischi si moltiplicano, come pensano in tanti.

I pericoli esistono anche quando ci si muove in gruppo o in due. Viaggiare da soli fortifica la propria autostima e la propria capacità d’adattamento, i pensieri diventano più flessibili, aumenta l’equilibrio, anche quello fisico, le decisioni sono fluide e le soluzioni molto più efficaci perché si ha costantemente la consapevolezza e la conoscenza di ciò che si sta facendo. Viaggiare da soli é un po’ come uno di quei corsi motivazionali da multinazionale americana. Ma se fa così bene perché, specialmente in Italia, specialmente le italiane, non lo fanno così spesso? Ora, sia chiaro, sto generalizzando, ma in 62 giorni che vagabondo per il Sud Est Asiatico e 8 anni di ruspante espatrio in terre barbare, tra decine di autobus, treni notturni e traghetti mattutini, lavori part-time e comparsate tv, si può sapere perché la percentuale delle ragazze che si muovono da sole é sempre molto bassa?  Badate bene non ne faccio una questione di emancipazione femminile o femminismo postmoderno, non mi faccio portatrice del motto “sola é meglio, tutto il resto é noia”, ma voglio avere l’ardire di scrivere che in Italia il viaggiare da sole, il ricominciare da zero da sole, a volte “puzzi” di anormale, non lecito, triste, a tratti da sfigata. Mi sbaglio?

Ho decine di amiche in gamba in giro da sole, ho incontrato decine di ragazze olandesi, americane, francesi, tedesche, argentine, coreane, australiane che, con lo zaino in spalla, si sono messe in movimento verso lidi lontani, mettendo spesso in discussione tutto quello che per tanti sarebbe scontato (lavoro, famiglia, amore) per dare spazio ai propri desideri di scoperta e avventura. Ebbene vi assicuro che io ogni volta sui loro visi ho visto solo il colore pieno di un sorriso a tutti denti.

Nomande, La gioia
Nomde Donne che cucinano

Italians do it better

La snob australian edition

Episodio Numero 1
Sydney 26 Dicembre 2015. Boxing day. Ore 4:45 a.m.

I presupposti per avere davanti a me una giornata impegnativa c’erano tutti. O meglio c’era quello che per me rappresenta da sempre il più grande ostacolo: la sveglia presto. Il telefonino aveva suonato alle ore  4:30 esatte. Manco il sole si sveglia così presto per andare a lavorare. Presa dall’ansia di non svegliarmi non avevo neanche dormito così bene. Neanche il tempo di accorgermi di esistere che ricevo il messaggio sul telefonino della compagnia dei taxi della City. Qualcuno mi stava aspettando là fuori, mi dovevo muovere.

Selfie con Madé

La snob around the world

L’aspetto piú divertente di questo ri-soggiorno a Ubud é che dormo a casa di una famiglia balinese. Quello che in Italia si chiama Bed and Breakfast a Bali si chiama Homestay, ma il concetto é lo stesso. La fortuna é che oltre al letto e alla colazione, nel mio pacchetto vacanza, é inclusa anche la nonna, Madé. Inutile dirvi che con lei potrei parlare anche il sardo campidanese che il risultato sarebbe lo stesso: grandi sorrisi ma la piú totale incomprensione. Tuttavia io e Madé ci facciamo delle grasse risate tutti i giorni mentre comunichiamo a forza di inchini, dita che puntano oggetti, mani che gesticolano e domande pronunciate piú lentamente, come se la velocitá delle parole potesse colmare l’ignoranza della lingua. Impeccabile nel suo sarong e infradito d’ordinanza, Madé sta seduta a piegare foglie per le offerte divine giornaliere (ha delle mani che sanno di magico) o in piedi, a sistemare il piccolo tempio in giardino. Oggi Madé ha scattato anche uno dei suoi primi selfie. Con me. 

‪#‎lasnoblovesasia‬ ‪#‎Bali‬ ‪#‎Indonesia‬

Indonesia. Ubud. Again. Day 19

La snob around the world

Impossibile non cedere alla tentazione. Sono tornata tra le risaie di Ubud per fare Yoga. E incontrare la Berlinese, che senza di lei sarebbe stato molto più difficile. Nonostante le perplessità legate a dei stupidi pregiudizi da snob, ho messo piede nel tempio dello Yoga. La Cattedrale della meditazione. La Mecca dell’Ohm, il Berghain delle campane tibetane. I numeri parlano di più di 75 lezioni a settimana per 362 giorni all’anno. Una macchina da soldi che attrae adepti da tutto il mondo, pronti a sborsare centinaia di dollari per depurarsi dalla vita tossica dei tempi moderni. Tappetini in titanio, crudité, cibo ayurvedico e trattamenti detox. L’Eden per i vegani. Una luna di miele per i fruttariani. Letteralmente l’ inferno per uno come Antonino Cannavacciulo di MasterChef.